SANTUARIO MATER AMABILIS

OSSAGO LODIGIANO

NEWS DAL SANTUARIO

PREGHIAMO

Carissimi, 

il 25 aprile sarà l'occasione per festeggiare la nostra cara Mater Amabilis e, soprattutto, per rinnovare la nostra adesione e fiducia alla mamma del cielo, soprattutto in questo tempo di Covid. 

Il nostro Vescovo Maurizio, al termine della Messa delle ore 15:00, alla presenza dei parrocchiani e delle autorità, si recherà nella galleria delle grazie ricevute sottostante la sacrestia per benedire il nuovo fonte donato da una benefattrice. Come nei più grandi santuari del mondo, il parroco di allora, don Benzi, fece costruire il corridoio delle grazie con il fonte per indicare che l'acqua purifica il corpo e lo spirito. 

Il tempo e l'usura, però, hanno messo a dura prova le suppellettili che lo adornano; per questo sono state rinnovate le pareti laterali con bei marmi, è stato posto un nuovo lavello ed una vetrata con l'effigie della Mater Amabilis. Credo che questo piccolo intervento di sistemazione aiuterà a riscoprire e a collocare nella giusta dimensione di significato la devozione all’acqua che scaturisce dal fonte del Santuario. Un grazie alla benefattrice a nome di tutti coloro che potranno usufruire dell'acqua benedetta, segno tangibile della purificazione del corpo, ma, prima ancora, dell’anima.

 

FONTIS TVI AQVA, MATER AMABILIS, OMNIBVS INFIRMIS SALVTI SIT

 

L’acqua della tua fonte, o Madre Amabile, sia di salvezza per tutti gli ammalati

 

Questa sarà la scritta in latino che ornerà il lavello del Fonte rinnovato a perenne ricordo della vicinanza di Maria a tutti gli ammalati. 

La gentilezza del Natale
Carissimi fratelli e sorelle,
siamo giunti a celebrare insieme il Santo Natale. Quest'anno, seppur nella cautela a causa del Covid, possiamo vivere la celebrazione del Natale con più fiducia e speranza.
Vorrei in questo augurio che rivolgo a tutti i parrocchiani di Ossago concentrare l’attenzione su un aspetto della festività del Natale che ha fatto scaturire in me alcune riflessioni. 
Noi siamo debitori dei nostri avi, dei nostri genitori e nonni che ci hanno tramandato la tradizione -risalente a San Francesco- di allestire il presepe. Il nostro paese, poi, ha la fortuna di avere nel parco della parrocchia un presepe permanente fin da tempi remoti. Le varie figure che lo popolano, Maria, Giuseppe, il bambino Gesù, i pastori, i magi richiamano alla mente una straordinaria storia: la vicenda di Gesù si intreccia nella vita di tutti i personaggi di quel tempo e, per estensione, anche del nostro tempo. Possiamo quindi affermare che la storia dell’incarnazione del figlio di Dio non è estranea all’umanità, anzi, si inserisce anche nella nostra esistenza di tutti i giorni.
In tutto questo gioco di sguardi e di personaggi, mi viene da pensare a qualcosa su cui poco pensiamo o riflettiamo: la gentilezza e la bontà d'animo di un Dio che riesce a scolpire qualsiasi cuore, anche quello più duro. Sì, quest’anno voglio riflettere sulla gentilezza del Natale. Forse, anche a causa del Covid, questo atteggiamento viene talvolta smarrito all'interno della nostra società: la paura del contagio e la riduzione di ogni occasione di contatto ci porta a trascurare alcuni atteggiamenti garbati e confidenziali cui prima della pandemia eravamo abituati. 
Un atteggiamento gentile è  presente nell'angelo Gabriele che si presenta alla Vergine per recarle l’annunzio della prossima maternità; è presente in Maria e Giuseppe che accolgono il bambino Gesù con la tenerezza che solo una madre e un padre sanno donare al proprio figlio; è presente nei pastori che, con molta discrezione, si avvicinano alla grotta di Betlemme; è presente nei magi venuti dall'Oriente che non recano al neonato Gesù i loro doni. Questi sono tutti riflessi della gentilezza di Dio che entra nel mondo in modo silenzioso e quasi impercettibile. 
Quanto abbiamo perso dei modi gentili con cui Dio raccomanda il nostro Amore verso il prossimo; quanti atteggiamenti gentili abbiamo dimenticato nelle nostre comunità lasciando spazio -ahimè- a modi burberi, invadenti, maleducati e che nulla hanno a che fare con quella mansuetudine elogiata da Gesù nelle beatitudini.
Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, parlando della “rivoluzione della gentilezza”, ci ha invitato a recuperare quest’atteggiamento con molta determinazione (nn. 222, 223 e 224): «La gentilezza è una liberazione dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane, dall’ansietà che non ci lascia pensare agli altri, dall’urgenza distratta che ignora che anche gli altri hanno diritto a essere felici. […] Eppure ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza». 
Dalla gentilezza noi siamo affascinati, dalla gentilezza noi siamo attratti, grazie alla gentilezza siamo capaci di modificare il nostro modo di essere cambiano così la nostra vita. 
La gentilezza non va perduta: dobbiamo ritrovarla come espressione di Dio  che ha scelto di entrare nella vita del mondo. Siamo figli di un Dio gentile, un Dio che si fa prossimo e che riesce a suscitare questo modo di essere che talvolta viene perso.
La nascita del Salvatore del mondo ci ricordi di essere gentili: non è scontato che lo siamo sempre, non è scontato che lo viviamo nei momenti della nostra vita. La gentilezza che Gesù da adulto userà nei confronti degli uomini sarà la capacità di ridare amore e speranza a tutti coloro che hanno perso fiducia nella bontà. 
Carissimi fratelli, mentre auguro buon Natale a tutti voi, soprattutto a coloro che vivono momenti di disagio, di disperazione o di difficoltà determinate da tante situazioni, chiedo che il Signore, con la sua nascita, possa restituire agli uomini e alle donne un cuore gentile, cioè un cuore capace di amare, di perdonare e di vivere nella gentilezza di Dio. 
La benedizione del Signore scenda su tutti voi che condividete con me questo Natale. 
Auguri 
Don Alessandro 


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